Storia di Marco: dolore al tendine d'Achille nella preparazione alla maratona

Vi racconto brevemente come ho approcciato la tendinopatia di un podista che stava preparando la corsa più importante.

Marco (nome di fantasia ma storia vera) ha 45 anni, ha sempre fatto svariati sport ma da qualche mese fa ha deciso di preparare la sua prima maratona. Dopo uno dei primi allenamenti lunghi (20 km) ha sentito un fastidio al tendine d’Achille destro. È stato fermo una settimana ed ha ripreso a correre ma a 15 km sente di nuovo fastidio. Ha provato a fermarsi di nuovo e riprendere ma il fastidio arriva intorno ai 10 km e se prova a fare più di 15 km diventa un dolore che dura un paio di giorni.

Marco arriva in studio da me demoralizzato perché vede sempre più difficile la partecipazione alla sua prima maratona a cui si è già iscritto.

Prima seduta (clicca qui per approfondire come funziona la prima seduta)

Innanzitutto Marco mi racconta tutta la sua storia clinica, sia quella recente che quella passata. Scopro ad esempio che soffre talvolta di mal di schiena e che in passato ha subito svariate distorsioni di caviglia.

Valutazione

Guardo il tendine per vedere se è diverso e lo palpo per sentire se è gonfio (non lo è) poi testo i vari movimenti (andare in punta di piedi, corsa, salto) per avere riferimenti oggettivi per le future sedute. Alla luce dei suoi pregressi infortuni valuto la caviglia trovando un deficit articolare importante (circa 15 gradi) dovuto alle vecchie storte e che sicuramente influisce sulla meccanica della sua corsa. Anche a livello lombare trovo una debolezza muscolare provocata dalla sua lombalgia saltuaria: non casualmente la parte più debole è proprio la stessa del tendine. Le scarpe da corsa invece sembrano valide e i test del piede sono buoni.

Spiegazione del problema e piano terapeutico

Dico a Marco che caviglia e schiena hanno favorito il problema mentre lui aumentava gradualmente i km di corsa. Impostiamo un piano terapeutico con due obiettivi in parallelo:

-trovare un numero di km percorribile senza dolore per non perdere il suo allenamento di corsa.

-rinforzare il tendine d’Achille con esercizi specifici, rinforzare la schiena e lavorare per recuperare la mobilità della caviglia al fine di migliorare l’appoggio del piede nella corsa.

Il piano è di correre 3 volte a settimana e altre tre volte fare gli esercizi (tempo per fare gli esercizi 15 minuti circa).

Trattamento manuale

Con delle manipolazioni tratto caviglia, bacino e schiena poi sciolgo i muscoli più contratti.

 

 

 

Seconda e terza seduta (analisi della corsa in slow motion)

Rivedo Marco dopo una settimana. Ci siamo sentiti su WhatsApp a 3 giorni dalla prima seduta per capire quanti km era possibile correre senza dolore: lui riesce a farne 8 km senza problemi e tollera ottimamente gli esercizi. Rivalutiamo il quadro, Marco ha già meno male e la caviglia ha già guadagnato qualche grado di mobilità. Aumentiamo gli esercizi e proviamo ad aumentare i km mantenendo la stessa frequenza. Lo tratto manualmente in base a come è già cambiato il suo corpo.

Uso l'analisi della corsa in slow motion per valutare la biomeccanica della corsa di Marco. Sul tapis roulant mi accorgo che tende ad appoggiare il piede del tendine d'Achille non con il tallone, gli faccio vedere il video per renderlo consapevole e gli chiedo di correggere l'appoggio. Marco si sente meglio e così gli chiedo, quando corre, di concentrarsi ogni tanto per vedere se lo sta facendo (ad esempio un minuto ogni km).

Dopo un’altra settimana lui torna di nuovo da me, sempre meno addolorato (ha corso 12 km senza problemi), con la mobilità di caviglia quasi completa e anche la zona lombare più forte. Di nuovo aumentiamo km ed esercizi. Questa volta vedrò Marco dopo due settimane mentre lo sentirò su WhatsApp dopo 7 giorni per valutare altre progressioni.

 

Quarta e quinta seduta

Marco è arrivato gradualmente a 16 km senza nessun dolore. Nei test sul tendine non c’è più dolore, la caviglia è a posto e la schiena continua a migliorare. Inoltre lui mi riferisce che non ha più i soliti fastidi in zona lombare quando sta seduto a lavoro. 

Ripeto l'analisi della corsa in slow motion e constato che ora lui appoggia bene il tallone senza nemmeno doverci pensare: il suo cervello ha automatizzato il gesto.

Gli do appuntamento dopo 3 settimane, sentendolo sempre settimanalmente per aumentare esercizi e km di corsa. Iniziamo a programmare una modalità più simile ad una preparazione di una maratona, con due allenamenti più brevi e uno più lungo.

Quando torna Marco è arrivato a 23 km senza problemi e si sente bene. Continuiamo con gli esercizi perché il lavoro sul tendine è un lavoro lungo ma d’ora in poi lo vedrò mensilmente.

 

Lieto fine

Marco è arrivato alla Maratona non preparatissimo (l’infortunio ovviamente ha cambiato i suoi piani ideali) ma è riuscito a chiuderla senza dolore in poco più di 4 h. Non male per essere la prima: si è già iscritto alla seconda Maratona per migliorarsi!